Educazione Libertaria: l’esperienza di Urupia

Ritornano gli approfondimenti per il tema Autogestione del corpo e della salute con un nuovo ci

Ritornano gli approfondimenti per il tema Autogestione del corpo e della salute con un nuovo ciclo intitolato

L’Autogestione non ha età

Con quattro appuntamenti a cadenza mensile vorremmo iniziare ad esplorare, con spiegazioni teoriche ed esempi pratici, le possibilità di autogestione per i genitori e in generale con i più piccoli.
In questo ciclo di incontri affronteremo due argomenti: la gravidanza/nascita libera da medici e l’educazione libertaria (per problemi di disponibilità partiremo da quest’ultima).
Il primo incontro è stato a Dicembre 2016 con Maurizio Giannangeli della Rete per le scuole libertarie. Con lui abbiamo conosciuto le basi della pedagogia libertaria e come funziona una scuola libertaria. Febbraio invece vedrà la partecipazione di Clara Scropetta che ci parlerà di gravidanza e parto medicalizzati e di come condurli invece in modo libero. A Marzo proseguiremo con il tema dell’Educazione libertaria con le comunarde di Urupia che ci porteranno l’esempio della loro sperimentazione all’interno della Comune. A concludere il ciclo, a marzo, presenteremo il nostro primo spazio dedicato ai bambini.

Iniziamo a trattare i temi del prossimo incontro, che si terrà mercoledì 1° Marzo, presentando la comune di Urupia e il loro progetto di educazione libertaria direttamente da un loro testo già pubblicato sul loro blog.

Urupia: una comune libertaria nel Salento.

Il progetto Urupia nasce all’inizio degli anni novanta dall’incontro tra un gruppo di salentini e alcune persone di origine tedesca, “militanti” della sinistra radicale in Germania. Il progetto decolla “ufficialmente” nel 1995, con l’acquisto di alcuni fabbricati rurali e di circa 24 ettari di terreno nelle campagne di Francavilla Fontana, nel Salento, a metà strada tra Brindisi e Taranto. La masseria – così da noi si chiamano i cascinali di campagna – e i terreni vengono acquistati grazie alle (poche) possibilità economiche delle comunarde e a diverse sottoscrizioni, crediti e donazioni di compagne e compagni italiani e tedeschi. La proprietà di questi beni viene intestata all’Associazione Urupia, figura giuridica senza scopo di lucro, creata appositamente per poter sottrarre alla proprietà privata la disponibilità legale dei beni e dei mezzi di produzione della Comune.
La Comune Urupia diviene così realtà: suoi principi costitutivi sono soprattutto l’assenza della proprietà privata e il principio del consenso, ossia l’unanimità delle decisioni. Urupia comincia a “vivere” nella primavera del ’95 con la ristrutturazione dei fabbricati – quasi 2000 metri quadri di strutture murarie coperte – e con la messa a coltura dei terreni della Comune, entrambi da anni in condizioni di avanzato abbandono. Da allora tutti gli impianti fondamentali sono stati realizzati: acqua, luce, gas, riscaldamento, un impianto pilota di fitodepurazione per le acque di scarico, due impianti solari per la produzione di acqua calda, una fitta rete di tubazioni per l’irrigazione delle colture nelle campagne.
Difficile descrivere oggi, dopo oltre 10 anni di vita, che cos’è la Comune Urupia; difficile dare un’idea, sia pure approssimativa, delle innumerevoli attività – politiche, sociali, lavorative, economiche – svolte dal 1995 ad oggi dalle centinaia di persone che hanno animato questo laboratorio sociale dell’utopia. Nelle intenzioni delle comunarde che diedero vita al progetto, la Comune avrebbe dovuto rappresentare la realizzazione pratica di un’utopia libertaria: la possibilità, cioè, di raggiungere un alto livello di autosufficienza economica, di libertà politica e di solidarietà sociale attraverso il lavoro e l’agire collettivo, eliminando ogni forma di gerarchia, sia quelle determinate dalla proprietà che quelle legate al sesso, sia quelle fisiche che quelle intellettuali. Quanto di tutto ciò siamo riusciti a realizzare, anche questo è difficile dire, e comunque, forse, non spetta neanche a noi, questo compito. Lontana da noi la presunzione di aver anche solo sfiorato il raggiungimento di simili ideali, viviamo invece quotidianamente la consapevolezza della difficoltà di un percorso di vera autogestione. 

La chiameremo scuola?

Che cosa ci è utile imparare, quali sono le competenze, le abilità che ci serve acquisire? In quali occasioni possiamo applicare quanto abbiamo appreso, dando un senso e uno scopo al nostro sapere? Come riusciamo ad essere quello che conosciamo e, allo stesso modo, (ri)conoscere quello che siamo, in un tutt’uno tra mente e corpo, tra pensiero e azione, tra teoria e pratica, tra desiderio e attuazione? Che nessi ci sono tra pedagogia-educazione-istruzione?

Che cosa vogliamo per noi, protagonisti del presente, e per chi, in un futuro non troppo lontano, entrerà in pieno possesso della propria vita?

Quale eredità riteniamo sia feconda per i nostri bambini e bambine, per i ragazzi e le ragazze, che cosa auguriamo loro?

Parlare di educazione significa avventurarsi su un terreno scivoloso, dato l’enorme interesse che attira una riflessione su questo tema. Crescere è un movimento che ci accompagna lungo l’arco di tutta la nostra esistenza: “non si finisce mai di imparare” è un antico motto di saggezza popolare, più prezioso di quanto appaia; ma altrettanto importante del cosa si impara sono dove, come e quando si impara: tutti aspetti, questi, pianificati per lo più per la comodità di chi trasmette, piuttosto che per quella di chi dovrebbe apprendere.

Un’educazione vera e profonda si sviluppa solo come autoeducazione e si realizza necessariamente nel confronto con l’altro\ il resto da sè… il contesto comunitario è un terreno socialmente fertilissimo per mettersi in gioco, soprattutto avendo a disposizione uno spazio aperto- un luogo fisico dove potersi muovere liberamente- per esplorare, conoscere e sperimentare a contatto sia con gli elementi naturali -tempo, terra, piante, fiori, animali, persone, pietre…- sia con le numerose possibili attività e opportunità da questi derivanti. Tutto ciò offre una costante occasione per un apprendimento reale, pratico, che avviene grazie a un fare, arrivando alla comprensione anche attraverso l’intelligenza delle mani: un conoscere che arriva, di nuovo, dall’esperienza vissuta e non da quella trasmessa. Un apprendimento che lasci un grande spazio all’incontro incidentale che, in quanto tale, avviene secondo i tempi , le necessità, i modi, le specificità e i desideri di ogni singolo individuo, con la sua diretta e consapevole partecipazione.

Una comunità educante, autoeducante, nella quale solo chi vi prende parte – persona grande o piccola che sia- decide cosa e come vuole fare, dove nessuno pensa di sapere che cosa è buono, utile e giusto per qualcun altro, dove crescere al di là di programmi già confezionati e obiettivi predeterminati. Non ci sono metodi già istituiti a disposizione, ma un filo conduttore di volontà, desideri e motivazioni tra chi, adulto, decide di accompagnare da vicino bambini e bambine, ragazzi e ragazze, in una relazione paritaria, a doppio filo, che può funzionare solo grazie al ritorno, al rispecchiamento da parte dei giovani che ripongono la loro fiducia negli accompagnatori a disposizione, con un deciso superamento dell’idea di un apprendimento fisso a seconda dell’età e, quindi, abbandonando la divisione per classi.

Le cosidette “materie” verranno apprese in modo organico, creativo, cercando di eliminare la divisione fittizia tra i vari ambiti del sapere che non può essere semplicemente un elenco di episodi del passato, di regole stilistiche o di teoremi matematici: il sapere, anzi, la conoscenza è fondamentale per collocarsi, per trovare il proprio senso nel mondo, ma deve essere consapevole e riconoscibile nella sua utilità a chi, questo mondo, si appresta ad affrontarlo. Ovviamente vogliamo tante cose per loro. E anche per noi. Ma non abbiamo ricette, sappiamo solo di voler imparare insieme ad essere accoglienti e aperti, a non avere preclusioni, a non temere l’ignoto e lo sconosciuto, nel tentativo di sviluppare la curiosità, il piacere e l’autonomia personale imparando anche a leggere, scrivere, far di conto… e molto altro ancora.

Urupia ha deciso di avviare un’esperienza di educazione libertaria!

L’idea è di partire da settembre 2014 con particolare riferimento ai e alle piccole dai tre anni, ma disponibili ad accogliere anche altre fasce di età qualora ce ne fosse la possibilità e l’interesse. Abbiamo da offrire alcuni aspetti centrali nel processo educativo: la comunità e un ambiente naturale nel quale sperimentarsi, nel nostro caso la campagna salentina. Abbiamo anche una pratica e un vissuto, una straordinaria rete di contatti, competenze e capacità da condividere. Condividere, appunto: la comune, da questo progetto, può ricevere molto perchè solo un contesto sociale aperto, variegato e in continua trasformazione può evolversi e continuare a rinnovarsi, sopravvivendo a se stesso.

Una comunarda, che ha proposto l’avvio di questo percorso, si impegnerà anche come referente costante sia nello sviluppo sia nella pratica di accompagnamento di bambini e bambine, in collaborazione con un’amica di vecchia data di Urupia: una novità, questa, un esperimento ulteriore che sicuramente apre la strada a nuove riflessioni sulla comune. Naturalmente questo progetto è aperto non solo al territorio, almeno per quel che riguarda la sua caratteristica di laboratorio sociale e intendiamo gestirlo nel pieno rispetto delle necessità e della sensibilità di ognuno. Confidiamo inoltre di riuscire a creare, con la collaborazione attiva di chi si sentirà interessato e coinvolto, le occasioni adatte a scambi aperti e pubblici: il desiderio è di allargare ulteriormente, e con un balzo di qualità, la rete di relazioni di cui gode la comune.

Abbiamo già avviato la ristrutturazione di alcuni spazi che verranno dedicati a questa impresa, recuperando, per chi conosce già Urupia, il perimetro intorno al capannone delle attività socio culturali. La spesa necessaria per questo primo intervento -che ammonta a circa 12.000 euro tra materiali e manodopera- è servita a sistemare la struttura a grezzo ed è stata messa a disposizione dalla cassa comune grazie a un’eredità ricevuta da un comunardo, cifra che però era destinata anche ad altri scopi. Rimane ancora da fare il resto: porte, finestre, impianti, pavimenti, arredi e materiali vari. A tutto questo sarebbe ormai opportuno affiancare anche la creazione di spazi dedicati all’ospitalità che, soprattutto in particolari periodi dell’anno, diventa complicata da gestire e non permette l’accoglienza di gruppi, collettivi, scolaresche interessati a vivere la comune o a partecipare a iniziative da noi organizzate.

Come già detto, crediamo che qualsiasi progetto sociale possa svilupparsi e resistere se può contare sulle forze non solo di chi decide di viverlo quotidianamente, ma anche di chi trova un significato
in esso, una motivazione a sentirsene parte.

Chiediamo quindi espressamente a chi vuole che un progetto comunitario di educazione libertaria riesca a crescere , anche se lontano dal proprio territorio, di sostenere materialmente questa realtà nascente: siamo disponibili e felici di spostarci per presentare l’evoluzione di una scommessa avventurosa e avvincente, sapendo di diventare nel confronto sempre più ricchi di stimoli e, speriamo, meno poveri nelle tasche… D’altra parte la sostenibilità economica di questo progetto è uno dei punti centrali del percorso di costruzione e una sfida aperta è riuscire a svincolare la partecipazione dal contributo economico dei genitori: come riuscirci è tutto da pensare. Questo che state leggendo è solo il primo passo, l’intenzione è di creare un percorso strada facendo con chi si vuole coinvolgere, per cui, se siete interessati e interessate a partecipare, a ricevere notizie, aggiornamenti e quant’altro fatelo sapere mandando una mail all’indirizzo della comune: comune.urupia@gmail.com

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