MEZCAL NON SI TOCCA

Manca un mese ai festeggiamenti per i 20 anni di occupazione del Mezcal e, come già tentato in passato, è in atto un imminente progetto di “messa in sicurezza” del Padiglione 21.


Costruito nel 1910 come sezione Criminali del Manicomio di Collegno e abbandonato alla fine degli anni ’80, il Pad. 21 venne occupato nel 2006 da un gruppo di ragazz* formatosi nelle occupazioni torinesi di quegli anni.
Venti anni fa le persone che entrarono al suo interno trovarono una discarica umana, i resti di vite ai margini: siringhe, pozze di sangue, feci; la sofferenza non aveva abbandonato quelle mura nemmeno dopo la legge Basaglia. Non è stato poco il lavoro per ripulire e sistemare il posto ma entrando oggi al Mezcal gli spazi allestiti sono molti – sala prove, palestra, officina, falegnameria, serigrafia, spazi polivalenti – e sono aperti alla collettività.

Occupare significa aprire uno spazio altrimenti inutilizzato e impegnarsi a creare in prima persona un luogo dove fare attività politiche e sperimentare una socialità non mediata dal profitto.

Le attività al Mezcal si fanno senza denaro e in autogestione. Questa modalità – che ironicamente chiamiamo “Bellavita” – consiste nel condividere esperienze e conoscenze, imparando a collaborare per risolvere problemi e realizzare progetti collettivamente, senza gerarchie.

Torino e il Piemonte hanno una lunga storia di spazi sociali occupati e autogestiti. Dagli anni ’80 ad oggi amministratori di ogni colore politico si sono scagliati contro le occupazioni definendole emergenze – sanitarie, di sicurezza o di ordine pubblico – lo stratagemma perfetto per non occuparsi di altre vere emergenze di cui sono direttamente responsabili. Ad unirsi a questo rodato sistema di distrazione, nel caso del Mezcal, c’è anche l’ASL TO3 – guidata dal 2025 da Giovanni La Valle.

Il Direttore è un personaggio con un lungo curriculum, difficile da riassumere in poche parole: dal 2016 a oggi ha lasciato dietro di sé molte operazioni sospette legate all’assegnazione di incarichi e ruoli importanti nel sistema sanitario.

Spicca il suo lavoro come direttore di Città della Salute Torino – dal 2018 al 2025 – talmente impressionante da portarlo a essere tra gli imputati nel processo relativo ai bilanci truccati che hanno contribuito al tracollo economico del Polo sanitario. A quasi un anno da quando ha lasciato la direzione, alle Molinette si festeggia con il crollo di un controsoffitto nel reparto di Neurochirurgia e l’allungamento verso l’infinito delle liste d’attesa per i pazienti.

Com’è possibile che un tale soggetto finisca alla direzione prima del Polo Sanitario e poi dell’Asl più grandi del Piemonte?
D’altronde l’altra attività che spicca nel curriculum di La Valle è la frequentazione politica: prima a cena con Salvatore Gallo (PD) – condannato per peculato e corruzione TAV e sanità – poi sempre presente agli eventi della Lega di Fabrizio Ricca e infine meloniano al fianco di Maurizio Marrone – ex militante del FUAN e fino a poco tempo fa attivista all’interno dell’occupazione OSA Lingotto – e Alberto Romeo (FdI).

Viste le condizioni in cui versano Sanità e servizi essenziali in Regione, l’unica garanzia che possiamo aspettarci da questi professionisti della sicurezza – sanitaria o pubblica – è l’abbandono.

Nella lunga storia di occupazioni – abitative e politiche – che costella Torino e dintorni, sono pochissimi gli edifici che hanno ripreso vita dopo lo sgombero: la triste realtà delle operazioni straordinarie in nome della Sicurezza è che gli edifici restano murati e in disuso. Il Padiglione 21 era un edificio abbandonato e rischia di tornare a esserlo, poiché non ci sono progetti o investitori all’orizzonte.

Dal 2019 a oggi, in Torino e cintura, sono stati sgomberati più di una dozzina di spazi sociali: il disperato tentativo di quei pochi incapaci, seduti sulla poltrona giusta, di rimanere rilevanti. Sgomberando provano a dimostrare di fare qualcosa, oltre a sperperare un sacco di risorse pubbliche. In un mondo devastato dalle guerre e dal cambiamento climatico, con una società morente che offre solitudine e frammentazione social: l’emergenza non sono gli spazi occupati.

Gli spazi autogestiti, con la loro proposta qui e ora di una socialità non mediata dal profitto, solidale e inclusiva, sono e continueranno ad essere l’antidoto al disastro che stato e padroni tentano di imporci.

PER VIVERE E NON SOPRAVVIVERE – Mezcal occupato, Luglio 2026

TENETEVI PRONT*
5-6-7-8 Agosto
e per tutta l’estate

mezcalsquat.net – gancio.cisti.org