L’Orto del Gelso e il Giardino dei Mattarelli

Orto-Mezcal

Inaugurato per la prima volta nel 2013, l’orto del Gelso ritorna nel 2018 con lo stesso proposito di dare la possibilità a grandi e piccini di sperimentare l’arte millenaria dell’agricoltura.

Se negli anni precedenti l’area coltivata era arrivata a 20mq oggi riparte da un semplice appezzamento di piante aromatiche e da qualche cespuglio di ribes, contornati da tutti gli alberi da frutto che rimangono a testimoniare il lavoro fatto in questi anni.

Chi vuole partecipare può venire il mercoledì alla cena “Bellavita” per conoscere alcuni ortolani con cui decidere le colture o le tecniche di coltivazione da sperimentare. Non ci sono livelli di esperienza minima richiesti, è aperto a tutti esperti o principianti che siano.

Il Demanio è tuo - OCCUPAtene!

RIPRENDIAMOCI LA TERRA! Prima che sia venduta. Migliaia d’ettari di terreni demaniali ogni giorno vengono ricoperti di cemento, trasformati in strade, svincoli, bretelle, capannoni, supermercati, condomini, villette a schiera. Sotto i nostri occhi vediamo i luoghi che abitiamo o vorremmo vivere trasformati e resi irriconoscibili da un’urbanizzazione senza limiti; sotto le ruspe finiscono sponde di fiumi, boschi, terreni agricoli. Il Demanio, o quel poco che è rimasto di quell’enorme patrimonio che da sempre appartiene a tutti, da decenni subisce l’erosione di chi se ne impossessa per trasformarlo in proprietà privata. Migliaia d’ettari di terreni che diventano in poco tempo un uso esclusivo o proprietà  di qualcuno e sottratti ad un uso collettivo. Ora questo processo sta subendo una forte accelerazione. Le leggi appena varate dal nuovo Governo prevedono un’annuale privatizzazione del patrimonio demaniale. Lo Stato sta vendendo  qualcosa che appartiene a ciascuno di noi, che potrebbe essere usato da tutti e di cui nessuno è proprietario. I beni del demanio sono pubblici perché sono senza proprietari e nessuno, tanto meno lo Stato può appropriarsene per venderli.

Quello che rimane del  territorio, che non sia legato in qualche modo alla merce e non porti profitto è in via di cancellazione totale e con esso la possibilità di creare spazi e luoghi usabili da tutti per l’oggi e per il futuro. Qualunque motivo venga messo in campo per vendere il Demanio non è sufficiente per giustificarne il furto alla collettività. Se “la proprietà è un furto” questa è una situazione in cui questa verità si manifesta nel modo più lampante e brutale.

Bisogna impedire che le terre demaniali vengano vendute, e che non solo rimangano della collettività, ma che si incominci a pensarle e praticarle come territori dove si possano insediare attività gestite dalle persone, collettivamente, fuori e lontano dalla speculazione e dal mercato.

Occuparsi di queste terre per impedirne la vendita significa preservarne le caratteristiche di bene comune, riappropriarsene, trasformarli in campi, orti, giardini e parchi autogestiti apre la strada ad un modo differente di considerare il rapporto tra tutti e il territorio in cui viviamo.

Su queste terre è possibile costruire un pezzo di quel futuro che ha alla base una produzione locale, diretta, biologica del cibo, dove il controllo di questo bene primario non sia in mano all’industria agroalimentare,  dove si instaurano nuovi rapporti tra le persone, si pratica la libertà di agire lontani dal mercato. Se si vende il demanio è per sempre OCCUPAtene.

 

Il Giardino dei Mattarelli

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Il 4 Agosto di 13 anni fa, un gruppo di squatters ed anarchici decideva di occupare questo edificio, in totale stato di abbandono da più di dieci anni, per dargli nuova vita ed un uso diverso rispetto a quello pensato per le sue origini. Tale struttura infatti, nel più ampio complesso manicomiale della certosa, è stata progettata e costruita all’inizio del ‘900 per ospitare I cosiddetti “furiosi”, i “pazzi” criminali, incrocio quindi tra due istituzioni totali: il manicomio ed il carcere. Quella che era stata la vocazione originaria (e strumentale…) dei certosini di Collegno di raccogliere dalla popolazione “mentecatti, poveri di spirito, pazzarelli…”, si trasforma nel tempo fino a diventare Regio Manicomio della città di Torino.

La storia particolare di questo edificio, vivendo tra queste mura da anni, non poteva non rimanere impressa nella storia stessa del Mezcal. La psichiatria da un lato come pseudo-scienza priva dei requisiti minimi, analitici e quantitativi, delle altre scienze e dall’altro come pseudo-medicina che invece di curare i pazienti si è ritrovata molto più spesso a isolare dal corpo ”sano e normale” della società tutti quegli individui considerati non conformi per pensieri e comportamenti, donne libertine, omosessuali ma anche sindacalisti o anarchici; un’istituzione che aliena dal mondo i suoi internati e li contiene con muri, sbarre, serrature, camicie di forza, legacci, che tortura con l’elettricità, che lobotomizza prima chirurgicamente e poi chimicamente, con psicofarmaci e pillole varie, con effetti non meno devastanti; sono queste tutte tematiche a noi care.

Oltre a recuperare e a ristrutturare gli interni, fin da subito, abbiamo incominciato a curare anche la parte “verde” all’esterno: piantando alberi da frutta (e non), fiori ,arbusti, contenendo edera e rovi, potando lo stretto necessario gli esemplari già presenti qui quando siamo arrivati. Nel tempo è sorta l’idea di creare attorno alla casa un piccolo giardino, rigoglioso da vedere, profumato da annusare ed a volte con qualche frutto da mangiare. A scopo didattico abbiamo aggiunto una scheda esplicativa per ciascuna pianta. Vogliamo costruire nel tempo uno spazio di quiete per l’animo dei passanti e che testimoni anche il nostro amore per la Terra e per quegli organismi viventi, miti e silenziosi, che permettono agli umani di respirare.

Inaugurando questo Giardino, abbiamo deciso di rendere un piccolo omaggio a tutti coloro che nel tempo e loro malgrado sono finiti negli ingranaggi micidiali della psichiatria, qui ed altrove. Un Giardino non dedicato agli Artaud, ai Van Gogh, ai De Sade o ai Campana e alle Merini del mondo, a cui nulla vogliamo togliere, bensì a ricordo dei Sergio e dei Sabatino, degli sconosciuti e degli anonimi, delle persone la cui esistenza è stata risucchiata, delle persone i cui libri, quadri, opere d’arte e pensieri geniali sono rimasti nell’ombra, o di chi si esprimeva in altri modi e che non meritavano in ogni caso un’ esistenza da “malati”, il cui unico lascito sono le annotazioni in inchiostro su qualche registro che ingiallisce abbandonato in una cantina.

In loro memoria, in loro ricordo,

le occupanti e gli occupanti del Mezcal 4 agosto, 2019

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